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Lunedì scorso alla Sala Laudano di Messina, sfidando la calura estiva, il Gruppo di Ricerca Argeno, diretto da Giuseppe Cavarra e coordinato per la musica da Mario Rizzo, ha messo in scena Arghennakron - Cultura popolare della Valle d’Agrò, un lavoro in quattro parti che trae spunto da una raccolta e classificazione di filastrocche, ballate, canti, nenie, poesie, formule di scongiuro, preghiere, espressione pura della cultura sommersa, la cultura popolare della Valle d’Agrò. Registrando perlopiù dalla viva voce dei vecchi contadini  di otto comunità che sorgono ai lati del torrente Agrò, il lavoro è risultato complesso e difficile. Innanzitutto è stato necessario superare la reticenza di questa gente abituata a considerare naturale il canto che nasce spontaneo durante il lavoro o la preghiera, ma assolutamente ignara del significato del canto al di là della sua valenza quotidiana e propiziatoria. Ma difficile è stato anche ricostruire le musiche con le chitarre (Gianfilippo Nacci), la mandola e il mandolino (Mario Rizzo), le percussioni (Agostino Chillemi), la fisarmonica (Salvatore Chillemi), il flauto (Katia Oliveri). Ciò ha impegnato ancor più a far rivivere la stessa intensità, la stessa emozione attraverso le voci di Loredana Tiano, Angela Saja e dello stesso Rizzo. E se talora durante lo spettacolo il magico itinerario attraverso la cultura “strozzata” della Valle d’Agrò, può essere stata interrotta a causa di uno scoppio improvviso d’applausi o a causa di una spiegazione in lingua, necessaria per la trasmissione di un messaggio  teatrale (le voci erano di Mariella Muscolino e Santino Albano), tutto ciò non ha sminuito il valore dell’operazione. Forse a qualcuno è apparso anacronistico rappresentare in teatro frammenti di cultura popolare. Eppure se qualcuno non raccogliesse l’eredità dei padri, se qualcuno non pensasse di trasmettere attraverso la memoria – da secoli unico mezzo – queste testimonianze, anche questo piccolo squarcio di mondo “altro” andrebbe irrimediabilmente perduto.
Maria Arruzza – Gazzetta del Sud, 06/07/1988

Sparramento ossia parlamento – come dire un parlamento dove con ironia si sparla, si maligna, si spettegola - è uno dei tanti testi di Giuseppe Cavarra ruotanti attorno a fatti e avvenimenti di casa nostra, della nostra Sicilia vituperata e vilipesa nella sua lunghissima storia. Una storia di sopraffazioni e violenze, anche naturali, mista ad una sorta di rassegnazione che nasconde però i pugni chiusi in tasca, pronti ad essere sfoderati al culmine della sopportazione, della sofferenza della tolleranza. Per tutti valga l’esempio di quella sollevazione popolare iniziatesi a Palermo nel 1282 che va ormai sotto il nome dei “Vespri siciliani”: un episodio emblematico che vide il popolo intero ribellarsi ai francesi che esercitavano sulle donne lo jus primae noctis e che segnò la cacciata degli Angioini dalla Sicilia….E tutte queste storie sono amalgamate da una cantata alla carrittera quale collante dei dieci quadri e da motivi musicali (tarantelle, marcette, filastrocche e tiritere lamenti e ritmi tumultuosi) composti da Mario Rizzo, pregni di odori e sapori siciliani, eseguiti sulla scena da un gruppo di musici alle prese con fisarmonica, chitarra, flauto e percussioni. Storie che non si leggono facilmente sui libri di storia: la “storia altra” delle classi subalterne che non può comparire sui testi scolastici, abituato com’è il sistema dominante a farci apprendere ciò che vuole. Una storia più “subita che vissuta”: una storia dove il popolo è solo comparsa e non attore protagonista.
Gigi Giacobbe –  Esibizione Sala Laudamo – Messina, 09/04/1990

Le groupe de recherche Argeno de Messine a présenté à Syracuse un spectacle musical conçu par le poète et ethnologue Giuseppe Cavarra et par l’ ethnomusicologue Mario Rizzo : «Fataciumi, storia senza potere ». A travers des textes populaires aménagés  par Cavarra, cette « histoire sans pouvoir » est naturellement celle des Siciliens et de leur résistance  orgueilleuse devant les invasions et les malheurs endurés au cours des siècles. Dirigé par le guitariste Mario Rizzo et composé de vaillants musiciens, le groupe Argeno a déjà réussi à imposer une vision authentique et inventive de la culture populaire sicilienne, hors de tout folklore.
Andrea Genovese – Belvedere, mai/
juin 1996

La serata si conclude con la rappresentazione dell’opera FATACIUMI”(storia senza potere) con testo di Giuseppe Cavarra musicato da Mario Rizzo. Un excursus di narrazione e canto affidati al “Gruppo di Ricerca Argeno” attraverso la leggenda e la storia della Sicilia dall’età arcaica fino ai giorni nostri. I momenti di sottile ilarità affidati alle voci recitanti alternati con momenti di tensione interiore affidati ai solisti, hanno reso molto bene la sicilianità sia del testo poetico sia dell’impianto compositivo, conferendo nel contempo alla rappresentazione originalità e godibilità.
Esibizione Concorso letterario “Nicola Terranova”di Montalbano Elicona 18/08/1996
Benedetto Di Pietro – Corriere del Lambro, 19/10/1996


Il teatro contiene una parabola senza fine, è il vangelo dell’apprendistato, è il diritto naturale che può evolversi sino alle celebrazioni più smisurate. Può essere minimo, essenziale, povero. Più intellettuale quanto più, semplicisticamente divulgativo, entrando nella “vulgata popolare” e, nelle tradizioni, tra sacro e  profano, scoperchiando l’anima nascosta di un popolo che racconta il “suo” punto di vista. Al teatro “Pirandello”, “Proposizione Scenica” diretta da Francesco Coglitore, debutta con “LE SETTE STRADE – La mortificazione e il sogno interpretato dal Gruppo di Ricerca Argeno. Un’opera che fa pensare allo strutturalista Mukarovsky, circa la necessità di penetrare il contesto sociale attraverso l’etnie ed i suoi linguaggi, fortemente ricettivi ed elaborativi, del modo di vivere di un popolo. Ideato e scritto da Giuseppe Cavarra, il testo narra, in dialetto siciliano, la passione e morte di Gesù Cristo dalla prospettiva plastica e delle lamentazioni, della cultura, insieme pagana e nostalgica, degli isolani. Un viaggio nella musica folk di Mario Rizzo, vibrante di temi tzigani, misti alle tamburiate tarantellistiche, al silenzio incrociato del suono opaco e fondo della musica – voce delle martoriate campagne e dei suoi richiami, con innesti di diversificazione strumentistica. Interessanti le tre diverse interpretazioni canore di Salvatrice Consoli, Giovanna Muscolino e Adele Tirante, a modulazione di toni, bravo il flautista Carlo Nicita. Su tutto campeggia la voce di Giovanna Conti che fa da silloge necessarie e tessuto al canto. Interventi di poesia e anticipazioni ai corali con forza descrittiva dell’immagine sacra e della reazione sociale moderna: “Si lu vinneru lu bellu Signuri, lu bellu sacramentu di l’altari… meglio essere silenzio che dà forma alle cose”. Una pièce evocativa da cantastorie, sfogliando la grossolanità popolare, come trovare su capitelli incisi tangibili vestigia di vite, di favole o parabole, od osservare vetrate dipinte con sovrapposte immagini in controluce. Nell’Art religieux du Moyen Age di E. Male è iscritta la visione povera di questa messa in scena: «l’essere veicolo di un messaggio compiuto». Tradizione teologia e strada, partitura per passione e sogno, il sogno del mondo che vorremmo privilegiato e villico, primordiale e puro.
Anna Mazzaglia - Corriere del Mezzogiorno, 09/05/1998

Il recital è una rappresentazione popolare del Natale, inteso nel suo significato più vero e autentico, attraverso una rilettura dei Vangeli apocrifi: davanti all’altare della Chiesa si svolge l’azione, scandita e accompagnata dalla musica; e si susseguono parti recitate, cantate  e parti strumentali che servono a legare meglio i vari momenti. Una sorta di dramma liturgico (forma scenica dialogata , sorta alla fine del X secolo e sviluppatasi fino al trecento, la cui prima testimonianza è da ricondurre  al Tropario di Wincherster del 980) dei nostri giorni, dunque, o una moderna sacra rappresentazione: così si può intendere  NOTTE SANTA- Cantata per il Natale 2000, rappresentata, per la regia di Piero Sèrboli, nella chiesa di Montevergine di Messina, giorno nell’ambito delle manifestazioni legate al Premio “Vann’Antò”, patrocinato dalla Fondazione “Bonino Pulejo”. “Una considerazione del Natale - scrive Giuseppe Cavarra, che ha curato il testo – alla luce delle esigenze che sottolineano la centralità del problema/uomo”. La vicenda di Maria (impersonata dalla brava Adele Tirante) e di Giuseppe (Rosario Silvestro) rivive così nella sua unicità brillando di una nuova luce, in una semplice, toccante essenzialità; spoglia di inutili orpelli, di freddi e giustapposti luccichii d’occasione. Da ricordare, ancora, Pierpaolo Garigali, l’Angelo del Signore. Belle le musiche originali, composte da Mario Rizzo, caratterizzate da una freschezza melodica assai gradevole: ben eseguite dallo stesso Rizzo (alla chitarra e al mandolino), da Salvatore Chillemi (tastiera e fisarmonica), Carlo Nicita (flauti), Sergio Camelia (chitarra), Gaetano Santisi (contrabbasso). Belle le voci di Carla Trimarchi e Giovanna Muscolino, dimostratesi all’altezza della situazione. Uno spettacolo ben ideato e sviluppato, che vuole essere “un’occasione in più a livello di coinvolgimento e di consapevolezza”. E che merita più attenzione e più spazio.
Matteo Pappalardo - Gazzetta del Sud, 10/01/2000

Lo spettacolo del Gruppo di Ricerca Argeno, AL DI Là DEL MARE – l’ avventura dell’emigrazione che si è tenuto in piazza Fossia, ha messo a fuoco la tematica migratoria, che affonda le sue radici nella letteratura popolare dell’emigrazione. Il gruppo jonico che opera da oltre un decennio nel campo della cultura tradizionale, ha nello storico Giuseppe Cavarra l’autore dei testi  e nel maestro Mario Rizzo il compositore delle musiche, mentre la gradevole voce della solista Giovanna Muscolino mette in risalto l’antico patrimonio culturale della Val d’Agrò. Un ruolo importante ha, nel contesto del recital, anche la voce recitante, Adele Tirante, nonché le note della chitarra di Sergio Camelia, del flauto di Carlo Nicita, della fisarmonica di Salvatore Chillemi, del basso di Gaetano Monsignore e della batteria e delle percussioni di Carmelo Saterno. Nella rappresentazione del recital viene utilizzato un impianto musicale acustico nel tentativo di costruire un genere che, partendo dalle radici culturali e musicali della tradizione siciliana, ma soprattutto della Val d’Agrò, si evolve sotto le sollecitazioni dei nuovi gusti musicali più consoni ai tempi in cui viviamo. Il recital mette in risalto un discorso che, facendo leva sull’unità tra parola e musica, si fa veicolo di un’interpretazione drammatica dell’esistenza centrata sullo sradicamento, sul vuoto, di riferimento e di alienazione. Il Gruppo di Ricerca Argeno, ha prodotto degli spettacoli, oltre che in Sicilia, anche all’estero, ed ha inciso già due compat disc: “Arghennakron”, nel 1995, e “Aldi là del mare”, uscito quest’anno.
Pippo Trimarchi –  La Sicilia, 02/09/2001

PASSIO – Alle porte del silenzio”. Una riconciliazione  anche culturale dal momento che il quadro sonoro-linguistico dell’opera, presentata domenica scorsa nella parrocchia Madonna delle Grazie di S: Alessio ed organizzata dall’Assessorato ai Beni Culturali della Provincia di Messina, riesce a condensare un originale e imprevedibile percorso culturale. Come spiega il Prof. Cavarra, autore del testo, “Abbiamo conciliato la cultura alta con la cultura bassa, quella della teologia, della liturgia e della partecipazione popolare. Latino, dialetto siciliano ed anche italiano, per indicare come la morte del “Figlio dell’Uomo”, il Cristo, sia senza tempo, lingua, cultura. Così come il dolore di una madre, Maria, che non più “stabat” ma “stat”, in un presente eterno, ai piedi della croce. Come non mancano i riferimenti al nostro presente atroce, quello della guerra, come suggello di un’universale condizione umana segnata dal dolore, dalla violenza. Magie del gruppo di ricerca “Argeno”, sorto nel 1986, che opera nel campo della cultura tradizionale, realizzando opere popolari curate dal prof. Cavarra e musicate splendidamente da Mario Rizzo. Preziosi tesori della nostra cultura trasmessi al pubblico da un eccellente e affiatato ensemble: Mario Rizzo (voce, chitarra e mandola); Sergio Camelia (chitarra classica, acustica, a dodici corde); Carmelo Saterno (Percussioni) e, infine, le voci di Adele Tirante, Carla Trimarchi, e Giovanna Muscolino, “storica” voce della Valle d’Agrò. Talenti puri a servizio della vera cultura e dell’arte.
Donatella Molino - La Sicilia, ca. aprile 2004

 

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